Perché in GIAPPONE sono MALATI di KITKAT

In Giappone, mangiare KitKat porta fortuna.

All’inizio, pochi giapponesi compravano i KitKat.

La Nestlé (la proprietaria di KitKat), li considerava infatti un prodotto “problematico”.

Il mercato dei dolci in Giappone era già molto saturo, perciò distinguersi dai competitor era difficilissimo.

Ma a un certo punto, gli studenti giapponesi iniziano a comprarli a stecca, soprattutto prima degli esami.

Perché? KitKat è molto simile a KITTO KATSU, che in giapponese significa “vincerai sicuramente”.

Si era cioè diffusa l’idea che se mangi i KitKat, prendi un voto più alto.

Così i genitori e gli amici iniziarono a regalarli come portafortuna.

Le vendite schizzano alle stelle: dal 2002 al 2007, le vendite di KitKat aumentano del 150%.

L’azienda capisce di dover sfruttare l’occasione al volo.

Nel 2009, collabora con le Poste giapponesi e crea KitMail:

la confezione dei KitKat diventa una cartolina, dove scrivere un messaggio di incoraggiamento, mettere il francobollo e spedirla a uno studente.

I KitMail vengono esauriti nell’arco di un mese.

Il successo di KitKat in Giappone è un caso di serendipità applicata al marketing:

quando un evento del tutto casuale diventa un’occasione da sfruttare anche a livello commerciale.

Dal 2012,KitKat è uno dei brand più forti nel mercato degli snack dolci.

E tutto, per una semplice assonanza.

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