Pechino mostra i muscoli contro il Giappone. Trump va nel Panico e impone a Tokyo LA RITIRATA

Altro che le hotline erotiche degli anni 90, per noi nerdanti imperialisti ormai non c’è linea telefonica più arrapante di quella della Casa Bianca. Prima Witkov che fa sesso telefonico con Ushakov per provare a uscire finalmente dal pantano uino. E ora forrest Trump in persona personalmente che chiama la toucher giapponese per dirle di abbassare la cresta con la Cina su Taiwan. Un paradosso, l’amministrazione USA ha passato tutta l’estate a stolcherizzare Tokyo per strappargli una dichiarazione di guerra nei confronti della Cina se solo si azzarda a usare le maniere forti a Taiwan. ha ricevuto una lunga serie di due di picche fino a che non è arrivata lei la Meloni del Sollevante, la negazionista dei crimini di guerra del regime fascista nipponico, che alla prima occasione buona ha dichiarato apertamente di fregarsene del diritto internazionale e ha minacciato Pechino. Non era mai successo prima, neanche ai tempi di quell’ultra reazionario di Shinzoabe. Evidentemente però ha sbagliato la tempistica. Partito con le peggiori intenzioni in questi 6 mesi di guerra commerciale e tecnologica contro Pechino. Trump ha preso più schiaffi della NATO in 3 anni in Ucraina e ha imparato la lezione. Se siete andati nel panico per le terre rare gli ha fatto capire Pechino, aspettate di vedere la botta che fate non appena faccio capire che potrei ostacolare l’export di chip taiwanesi. L’economia USA infatti è ormai totalmente dipendente dalla bolla dell’intelligenza artificiale. La bolla dell’intelligenza artificiale è interamente dipendente dal monopolio dei colossi tecnologici USA sui chip di ultimissima generazione. Peccato siano tutti prodotti a Taiwan e peccato che la Cina abbia ampiamente dimostrato di poter assediare completamente l’isola nell’arco di poche ore senza che gli usa i suoi alleati siano in grado di farci una bella sega niente. Caro Mister Taco, benvenuto nel mondo reale, ma andiamo per gradi. Dopo la chiamata con X, Trump ha detto a Tokyo di abbassare i toni su Taiwan. Lo rivela il Wall Street Journal sulla base di alcune fonti sia statunitensi che giapponesi e tutte rigorosamente anonime. Come ricorderete la settimana scorsa la Lady di Ferro del Giappone Takaicanae per gli amici Tamagoshi con le sue dichiarazioni aveva sollevato un polverone. Soldoni aveva affermato che Taiwan per Tokyo era questione di sicurezza nazionale e che in caso di escalation militare tra Taipei e Pequino il Giappone sarebbe stato costretto a intervenire direttamente. Fino a pochissime settimane fa sarebbe stato considerato un successo della politica estera USA. Ne avevamo parlato qualche mese fa in questo video qua. Come riportava allora il Financial Times, durante l’estate c’era stata una vera e propria offensiva diplomatica da parte del sottosegretario alla difesa Elbridge Colby. Gli Stati Uniti chiedono di sapere cosa farebbero gli alleati in caso di guerra a Taiwan. Non ci occupiamo di ipotesi, aveva risposto piccato il governo australiano. E anche l’allora governo giapponese aveva accuratamente evitato di cadere nel trappolone. “Difficile rispondere all’ipotetica domanda di un’emergenza a Taiwan,” aveva dichiarato l’allora ministro della difesa. “La nostra risposta sarà in conformità con il diritto internazionale e con la nostra costituzione che, anche se in burocratese stretto significa una cosa chiara per il diritto internazionale.” Infatti Taiwan è a tutti gli effetti Cina e per la costituzione pacifista del Giappone Tokyo non può dichiarare guerra proprio a nessuno a meno che non sia messa al repentaglio la sua sicurezza nazionale. A Pechino hanno subito interpretato queste risposte come una dimostrazione della loro forza e della debolezza degli usa nel Pacifico. Nessuno dei due paesi, scriveva allora il Global Times, è disposta a pagare il conto dei calcoli strategici di Washington né è pronta a rischiare di destabilizzare le relazioni con la Cina. Poi però in Giappone il governo è cambiato, è arrivata una rappresentante dell’estrema destra nazionalista come Tamagosi e finalmente i sogni bagnati dell’impero si sono trasformati in realtà. Se si verificasse unescalation militare a Taiwan e venissero impiegate navi da guerra e altre azioni armate ha affermato Tamagoshi in un discorso al Parlamento, questo potrebbe costituire una situazione che mette a repentaglio la nostra sopravvivenza e a quel punto la Costituzione permetterebbe al Giappone di intervenire direttamente. A Washington era arrivato il momento di stappare le bottiglie buone, a Pechino meno. Come ci racconta da qualche giorno il nostro Davide Martinotti su Dazzibao, la risposta cinese è stata decisamente superiore alle aspettative. “Se siete arrivati fin qui” ha scritto il console cinese su X, non abbiamo altra scelta che tagliarvi quella sporca testa senza un attimo di esitazione. Siete pronti? Il post poi è stato rimosso, ma la sostanza è rimasta. Gaoikai, vicedirettore del centro per la Cina e la globalizzazione e accademico di primissimo piano, addirittura tirato in ballo la vecchia clausola dello stato nemico. È un articolo della Carta delle Nazioni Unite ormai caduto in disuso, dedicato agli ex membri dell’asse e prevede che se uno di questi stati tenta di riprendere una politica aggressiva e altri stati membri dell’ONU possono adottare misure coercitive anche militari senza l’autorizzazione del consiglio di sicurezza. A logica Washington non avrebbe potuto chiedere di meglio. Finalmente il principale alleato nel Pacifico arriva ai ferri corti col grande nemico. Un po’ tipo come quando l’Unione Europea si martella i [ __ ] provocando la Russia, ma meglio. Eppure ecco che Trump, tipo Grisul draghetto, invece di soffiare sul fuoco, come era lecito aspettarsi, decide che dal grande vuole fare il pompiere. Sarò pompiere. Sarò pompiere. Come ricostruisce il Wall Street Journal? Prima si è sentito al telefono con XY e più tardi, quello stesso giorno, ha organizzato una chiamata con Takaici e le ha consigliato di non provocare Pechino sulla questione della sovranità di Taiwan. La domanda allora è: ma perché? La tesi del journal sembra piuttosto chiara. Poco prima in un altro articolo aveva sottolineato come a chiedere la chiamata fosse stato lo stesso X. Una mossa diplomatica insolita commentavano. Pechino, infatti, raramente chiede per primo una chiamata e quando lo fa, se lo fa, si premura certosinamente che non arrivi alla stampa in questi termini, ma che al limite si parli sempre e solo rigorosamente di invito reciproco o di richiesta congiunta. Con questo secondo articolo il Wall Street Journal cerca di completare il suo puzzle. Trump sarebbe terrorizzato dalla possibilità che Peino possa venir meno alla promessa di acquistare più prodotti agricoli americani. Una preoccupazione di basso cabotaggio, di carattere sostanzialmente elettoralistico, il nome della quale però Trump sarebbe pronta a mettere in difficoltà un alleato così strategico e così fondamentale per difendere il giardino ordinato dalle invasioni barbariche. Un messaggio preoccupante sottolinea il journal, è la stessa narrazione che la propaganda Neocon ha cercato di imporre con la pubblicazione dell’intercettazione della telefonata tra Witkov e Ushakov. Trump è il suo cerchio magico. Amici degli oligarchi che tramano contro la democrazia americana e l’occidente. Ma in realtà oltre alla soia e alle trame di Forrest Trump ci potrebbe essere un altro motivo molto più profondo. Come abbiamo raccontato innumerevoli volte negli ultimi mesi, la tenuta dell’economia USA è ormai completamente dipendente dalla bolla dell’intelligenza artificiale, una bolla che è sempre più sul punto di esplodere. Gli investitori si aspettavano che l’uso dell’intelligenza artificiale aumentasse vertiginosamente. Titolava di nuovo ieri l’economist, ma denunciava questa cosa non sta accadendo. Intanto, rilanciava sempre ieri il Financial Times, la Cina supera gli Stati Uniti nel mercato globale dei modelli open di intelligenza artificiale. Una minaccia esistenziale. La maggior parte delle principali aziende tecnologiche USA, infatti ricorda il Financial Times. continua a sviluppare modelli di business chiusi e cioè che si basano sul pieno controllo delle tecnologie e sulla loro vendita attraverso abbonamenti o accordi aziendali. La concorrenza di modelli aperti e gratuiti che, per la stragrande maggioranza delle applicazioni svolgono altrettanto bene il loro compito, se non meglio, è potenzialmente devastante. Gli aspetti, a dir poco discutibili del modello di business su cui si fonda la più grossa bolla speculativa della storia del capitalismo sono talmente tanti che nelle ultime settimane da parte di aziende e investitori si è fatta strada la richiesta al governo di mandare un messaggio chiaro per rassicurare mercati. L’idea è che, come pericolossi bancari nel 2008, la Casa Bianca faccia capire agli investitori che se qualcosa dovesse andare storto, loro comunque non avrebbero niente da temere e a rimetterci sarebbero solo i contribuenti. Ne avevamo parlato giusto un paio di settimane fa in questo video. È la logica del to big to fail o, se preferite, della privatizzazione dei guadagni e della socializzazione delle perdite, il mantra del capitalismo finanziario contemporaneo. Nel frattempo le cose sono cambiate in peggio. David Sax è l’influente membro della PayPal Mafia che Trump ha voluto nominare Zar delle criptovalute e dell’intelligenza artificiale. Meno di un mese fa si è risposto pubblicamente negando ogni ipotesi di salvataggio da parte del governo federale. Non ci sarà un salvataggio federale per l’intelligenza artificiale aveva dichiarato. Nessuno parla di un salvataggio. Tre giorni fa i toni erano cambiati. Stando alle stime ha scritto sul suo profilo X, gli investimenti legati all’intelligenza artificiale rappresentano metà della crescita del PIL. Un’inversione di tendenza scatenerebbe una recessione. Non possiamo permetterci di tornare indietro. Poche ore dopo la Casa Bianca emanava un ordine esecutivo che ufficializzava l’inizio della missione Genesis. Oggi, si legge nell’ordine esecutivo, l’America è impegnata in una corsa per il predominio tecnologico globale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. A tal fine riconosciamo la necessità di investire nell’AI per accelerare il progresso scientifico, uno sforzo paragonabile al progetto Manhattan che fu determinante per la vittoria della Seconda Guerra Mondiale. Entro 90 giorni il Dipartimento dell’Energia dovrà individuare le risorse di elaborazione e archiviazione a supporto della missione e cioè i partner privati da riempire di soldi pubblici per garantirgli quelle entrate che le aziende private non gli stanno garantendo. Un paracadute che ancora prima di garantire la sostenibilità del business del prossimo futuro, serve a garantire gli investitori che i loro soldi non sono a rischio, perché mal che vada a tappare i buchi ci penserà il governo federale. Ma cosa c’entra tutto questo con Cine Giappone che si prendano a pizze per Taiwan? Il punto è che, come è ben noto, a Taiwan si producono poco meno dell’80% dei chip di ultima generazione, quelli dai 7 nanometri in giù, per intenderci. e sostanzialmente tutti i chip di ultima generazione di Nvidia, che è il vero cuore pulsante della bolla. AI. USA lo sanno bene e a partire dal chipsac del 2022 hanno messo una quantità sconfinata di quattrini sul piatto per correre ai ripari e riportare la produzione negli USA dove ancora nel 1990 si producevano circa il 40% dei chip di tutto il mondo e ora siamo attorno al 10% che però diventa praticamente zero per quelli più avanzati. Da allora sono stati annunciati oltre 100 progetti in 28 stati e oltre 500 miliardi di investimenti privati, ma i risultati tardano ad arrivare. L’unica ad aver fatto un passo avanti significativo, dopo una serie infinita di ritardi e di difficoltà è la mega fabbrica della TSMC in Arizona e in settembre ha dovuto sospendere temporaneamente la produzione per un blackout. I nuovi impianti di Intel erano previsti per quest’anno, ma sono stati rimandati a dopo il 2030. Se in questi 5-7 anni a Taiwan ci dovesse essere qualche ostacolo alle esportazioni, potrebbe essere il colpo mortale per l’intera bolla dell’AI e forse per l’intera economia statunitense. E forse non è nemmeno necessario che si verifichi concretamente qualche problema. Anche la sola ipotesi che si possa eventualmente verificare potrebbe essere sufficiente a far saltare tutto per aria e la Cina ha dimostrato più volte di essere in grado di imporre un assedio all’isola nell’arco di poche ore senza che gli usa i suoi alleati siano in grado di farci un bel niente. Insomma gli tiene letteralmente per le palle come se il monopolio delle terre rare non fosse sufficiente, così a occhio se la sono costruita benino, diciamo. Ovviamente la Cina non ha nessunissima intenzione di ricorrere all’uso della forza così a cazzo. Non è mica gli Stati Uniti o un paese dell’Unione Europea, ma se gli alleati usa del Pacifico e in particolare il Giappone che non ha mai rinnegato il suo passato fascista e colonialista innescano unescalation, una forma di assedio potrebbe rimanere il modo meno cruento per raggiungere l’obiettivo della riunificazione prima che sia troppo tardi. Come in Ucraina Trump, che è un farabutto ma non un invasato, potrebbe aver realizzato che c’è poco da fare i gradassi e potrebbe aver cercato di spiegarla anche a Tamagoci, che invece è invasata e come una Wonderlion qualsiasi o un Carletto Calenda. Il declino dell’impero non è un pranzo di gala, ma è la cosa più bella che potesse succedere e sta accadendo esattamente ora sotto i nostri occhi. L’unico ostacolo che rimane sono le nostre classi dirigenti che vivono in una realtà parallela a tutta loro e che sono pronte a trascinarci tutti nel baratro pur di non ammettere la loro disfatta. vanno mandati tutti a casa prima che sia troppo tardi. Per farlo serve come il pane un vero e proprio media che invece che il loro universo fantasy racconti il mondo per quello che è. Aiutaci a costruirlo, metti mi piace a questo video, condividilo, ma soprattutto aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina TV su Gofanmi e su PayPal. E chi non aderisce è Federico Bretella Rampini. Oh.

Altro che le hotline erotiche degli anni ‘90

per noi nerd antimperialisti ormai non c’è linea telefonica più arrapante di quella della Casa Bianca

prima Witkoff che fa sesso telefonico con Ushakov per provare a uscire finalmente dal pantano ucraino

e ora Forrest Trump in persona personalmente che chiama la Thatcher giapponese per dirle di abbassare la cresta con la Cina su Taiwan

perché gli USA stanno chiedendo agli alleati di abbassare i toni contro gli avversari?

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29 Comments

  1. il declino dell’Impero non è un pranzo di gala

    ma è la cosa più bella che potesse succedere

    e sta accadendo esattamente ora, sotto i nostri occhi

    l’unico ostacolo che rimane, sono le nostre classi dirigenti che vivono in una realtà parallela tutta loro

    e che sono pronte a trascinarci tutti nel baratro pur di non ammettere la loro disfatta

    vanno mandati tutti a casa, prima che sia troppo tardi

    per farlo, serve come il pane un vero e proprio media che invece che il loro universo fantasy, racconti il mondo per quel che è

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  2. Carletto calenda fortissimo. Oltre al simbolo nazista del tridente ucraino poteva farsi fare anche la stella di Davide.😂😂😂😂😂😂😂

  3. il declino americano non si discute, ma secondo me sul piano dell'intelligence / interferenza sono ancora – purtroppo – alquanto efficaci.

  4. Sarà ma a me la IA continua a non interessarmi minimamente, e pazienza se tanti perderanno soldi se la maggior parte della gente la pensa come me.

  5. Cioè, è il paese del Sol Levante.

    Tutti i vostri fusi economico-sociali si basano su di esso. 3iAtlas dice che è meglio non toccarlo

  6. Mi rendo conto del fatto che anche la semplice minaccia di assediare Taiwan potrebbe innescare gravi problemi economici.
    Ma una minaccia deve essere credibile per avere effetto.
    Eseguire un blocco navale ai danni di un'isola grande un terzo dell'Italia, abitata da venti milioni di persone, armata fino ai denti e sostenuta dalla flotta più potente del mondo?
    Mah…

  7. Incredinile ma vero, gli States restano la democrazia avanzata in accidente; infatti sono gli unici a non aver eletto donnette o dubbi maschi alla Presidenza.

  8. La takaichi è il peggiore premier di sempre…la Cina e in grado di riportare il Giappone all epoca jomon in una settimana…..il Giappone deve riconoscere i crimini della seconda guerra mondiale e del fascismo nipponico, vergogna x la civiltà giapponese

  9. Mi occupo anche di AI per una grande industria. Ho avuto modo di vedere come questa viene impiegata nel business…Siamo ancora molto indietro, ad una fase di sperimentazione. Pochissima AI e' realmente messa al servizio del business, se si eccettuano modelli estremamente specializzati e circoscritti. C'e' ancora molto da migliorare ma, soprattutto, i costi di esercizio sono esponenziali. Difficile che possa fare la differenza sui profitti, rinunciando a manodopera intellettuale. In realta' e' un pozzo senza fondo di costi, palesi e nascosti. Questo non vuol dire che tra 10 anni non sia possibile vederne una implementazione su larga scala. Ma non ci sono facili guadagni all'orizzonte investendo in questa tecnologia.

  10. Forse non è ben chiaro, ma la forzante globale in moto, non prevede la persistenza di nessun impero, globale o regionale. In una trentina d'anni, russia, cina, usa e quant'altro (UE), avranno tutte perso il controllo delle periferie. La UE in particolare sarà dissolta.