È INIZIATA: Il Giappone SMETTE di pagare i DEBITI dell’AMERICA

è accreduto qualcosa di rarissimo. I titoli di stato giapponesi, lo yen, sono scesi contemporaneamente e di solito questo è un segnale che ci manda due messaggi. Uno fuga dai capitali, sfiducia totale del mercato. La stessa cosa accadde, non so se ve la ricordate, nel 2022 nel Regno Unito, in UK, ma quella che sta accadendo adesso in Giappone ha conseguenze globali molto più pesanti, perché il Giappone per decenni è stato il pilastro su cui si è retto il debito americano e ora si vocifera e i dati per ora sconfermano questo, che il Giappone stia iniziando a vendere non semplicemente cambiare diversificazione come alcuni vogliono dire, No, sta vendendo miliardi di dollari di titoli di stato americani e questo è un problema gigantesco perché il debito americano, vedete, non è solo un pezzo di carta, è la spina dorsale di tutto il sistema finanziario globale. È l’asset che il mondo considera il più sicuro, l’asset cosiddetto risk free, senza rischio. Ovviamente funziona tutto e la sicurezza e questa percezione di garanzia funziona quando e solo se c’è qualcuno che continua a comprare. E allora capite che se il compratore numero uno, il Giappone, perché il detentore più grande di debito americano, eh fa un passo indietro, immediatamente scatta la domanda, ma c’è qualcun altro che prenderà il suo posto? Perché se la domanda di obbligazioni scende in quanto il più grande compratore smette di comprare, lo sapete, no? se scende il prezzo delle obbligazioni, cioè se la domanda, scusate, eh scende, i tassi di interesse schizzano alle stelle e quando i taz i tassi salgono, vuol dire che prendere soldi in prestito, in questo caso per il governo americano, diventa molto più difficile e quindi le valute iniziano a tremare, i governi iniziano a vacillare. Perciò il vero problema non è solo che il Giappone vende, è l’effetto domino che ne consegue. Salve a tutti, Marco Casario qui e il bancomat che ha finanziato non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero per quasi 40 anni si sta inceppando e ha smesso di sputare soldi gratis. Ecco, questo è esattamente quello che sta accadendo ora, che i rendimenti dei titoli giapponesi hanno sfondato il muro dell’1,7%, guardate che questo livello che sembra bassissimo per noi europei e soprattutto per gli americani, è un livello che per le obbligazioni giapponesi non si vedeva dal 2008 e per questo voglio spiegarti perché il Giappone uno ha accumulato così tanto debito americano, perché c’è un motivo tecnico. E e perché proprio ora sta decidendo di sbarazzarsene. come questa singola mossa del governo giapponese rischia di far esplodere i tassi dei mutui negli Stati Uniti, tutto quello che è richiesta di debito, rischia di far evaporare la liquidità dai mercati, rischia di costringere, e la la Fed lo sta già facendo, di stampare soldi di nascosto in quel conto corrente eh segreto, non segreto, ma quello che non si guarda, il repo facility di cui vi ho parlato. in video, in alcuni video precedenti, no? E quindi eh voglio anche parlarti e spero di ricordarmelo, dello stress finanziario interno del Giappone, di come Tokyo stia iniziando ad usare il il suo possesso di debito americano non più come un investimento, ma come un’arma strategica, una leva negoziale politica in un tavolo da poker globale. Mandiamo per ordine. Tutto è iniziato quando il governo giapponese col nuovissimo primo ministro la sanità Caici, che è diventata la prima donna a ricoprire tale carica, ve lo ricordate il 21 ottobre, se non ricordo male, di quest’anno, ha provovato un super pacchetto di stimili di stimoli da miliardi di dollari, una mossa che gli analisti avevano detto chiaramente di non fare perché avrebbe un po’ destabilizzato tutto e e avevano ragione perché il contraccolpo è stato immediato. Che cosa è successo? Lo yen, boom, è crollato a livelli che non si vedevano da 12 mesi e i ora i funzionari giapponesi stanno cercando di correre a riparo, stanno lanciando avvertimenti verbali, stanno cercando di sostenere la loro moneta. Guardate che cosa è successo e nel tasso di cambio euro yen. Guardate cosa è successo nel tasso di cambio dollaro americano con lo yen. E hanno provato a dire che interverranno contro quelle che chiamano speculazioni volatili. Però la verità è che questo rimbalzo che abbiamo visto in questi giorni che hanno ottenuto conta poco e niente perché il quadro generale è molto più complesso. Lo yen è debole, i mercati sono nervosi e soprattutto la situazione fiscale del Giappone sta diventando un problema eh per a livello globale. Non so se l’avete sentito un famoso economista, poi potreste essere d’accordo o meno con quello che dice Peter Shiff. Io poche volte mi ci trovo allineato, vi dico la verità, però sta avvertendo che il Giappone potrebbe silurare l’intera economia degli Stati Uniti. E se guardiamo i numeri, diciamo che tutto sommato un pizzico di ragione ce l’ha. Forse è un po’ troppo catastrofista, come spesso accade, eh, però devi pensare questo, che lo yen ha perso il 6% del suo valore da quando è salita al potere la nuova leadership. e leadership che è guidata, ne abbiamo parlato, no, di questa AB Economics 2.0, da politiche di spesa super aggressive e questo ha creato immediatamente un mix tossico dove c’è più spesa, più debito e nessun freno e il risultato è quello che stiamo vedendo, che è qualcosa di eh raro. Titoli di stato giapponesi e yen che cadono contemporaneamente. Di solito c’è una decorrelazione tra questi due asset asset. Vedete? Il fatto è che il Giappone in questo momento ha bisogno di soldi, di più del solito. Ha bisogno di soldi per la difesa, ha bisogno di di soldi per gli stimoli, per sostenere la valuta, per pagare gli interessi sul debito vecchio. E il fatto è che le aste sui titoli di stato non stanno andando così bene. Il governo c’ha davvero poche opzioni perché se alzano i tassi per salvare lo yen, il costo del loro debito esplode, ma se non li alzano lo yen continua a crollare e quindi qualsiasi strada scelgano accelera un po’ il il il loop all’interno del quale si sono incastrati nel sistema che sembrava funzionare e che ha funzionato per le decadi passate, ma che adesso potrebbe smettere di funzionare. Perché vedete, vi ricordate il carry trade, no? la questo meccanismo finanziario globale che è costruito ogni volta che sentite parlare del carry trade sappiate che vuol dire questo fondamentalmente prendere in prestito yen a basso costo perché i tassi erano molto bassi, quindi fare debito in yen per comprare asset in valute diverse che rendono di più in un altro paese, che vuol dire banalmente titoli di stato americani, titoli di stato europei o addirittura per i più aggressivi investirli sul sui mercati azionari, no? E questo funziona finché lo yen è stabile. Ma quando il mondo monetario giapponese inizia a tremare e questo intero meccanismo si rischia di disfarsi in pochi giorni e lo abbiamo visto succedere l’anno scorso. Vi ricordate quando l’ S&P 500 l’anno scorso scese del 3% in un solo giorno dopo un breve aumento dello yen? Adesso che il Giappone sta perdendo il controllo, il rischio che questo accada di nuovo è alto e questo aggiunge volatilità su mercati che già sono volatili per problemi di liquidità negli Stati Uniti. Ora, per decenni i governi stranieri hanno usato i titoli di stato americani come un cavot indistruttibili per il loro denaro. Ok? Specialmente paesi come il Giappone perché lo ha fatto? Il Giappone è un gigante dell’export e come gigante dell’export incassa molti più soldi di quanti ne spende e quindi doveva parcheggiare perché si crea un surplus. No, non è è il contrario del deficit, c’è un surplus e quindi doveva parcheggiare questo denaro da qualche parte dove comprare debito americano era la mossa perfetta perché il debito americano offre stabilità e contemporaneamente aiuta aiutava il Giappone a mantenere basso lo yen. Mantenere basso lo yen che cosa favorisce? Favorisce ancora di più le esportazioni su cui l’economia del Giappone si basa. Quindi era un meccanismo perfetto che faceva comodo a tutti perché da una parte gli Stati Uniti l’America otteneva prestiti a basso costo per finanziare la sua crescita e il Giappone c’aveva un posto sicuro dove parcheggiare il suo surplus, i suoi denari. E quindi in questi 30 quasi 40 anni il Giappone è un po’ stato quello eh zio ricco, no, che forse parecchi di noi c’hanno, che è molto generoso in questo caso per gli Stati Uniti e ha funzionato da ancora finanziaria. Ha comprato più debito pubblico americano di chiunque altro al mondo, è arrivato a possedere più di 1200 miliardi di dollari in obbligazioni americane. Praticamente hanno sovvenzionato le abitudini di spesa dell’America. Non solo, mantenendo bassi i tassi dei mutui, dei prestiti per tutti i cittadini americani e per tutte le aziende americane. Il problema è che questi giorni potrebbero essere vicini ad una fine perché oggi che i rendimenti dei titoli giapponesi sono arrivati all’un7% livelli che non si vedevano degli anni 90 e ora gli investitori giapponesi conviene tenere i soldi a casa, non gli conviene più prestarli agli Stati Uniti e quindi ci sta che oggi il mercato si stia chiedendo chi finanzierà la spesa fuori controllo del mercato amer del governo americano. Perché la matematica che ha reso il Giappone il più grande prestatore del mondo non funziona più. La cosa scioccante è che per la prima volta i fun, se leggete la la stampa asiatica e giapponese, per la prima volta i funzionari di Tokyo del governo hanno iniziato a definire le loro riserve di titoli americani come una carta, un asso, una leva da giocarsi nelle negoziazioni commerciali. E questo linguaggio suggerisce che non si tratta più solo di finanza, si tratta di potere, si tratta di leva politica. E perché lo fanno ora? Eh, lo fanno ora perché il mondo è diventato un posto pericoloso, un posto dove chi strilla di più si fa sentire, dove serve l’aggressività, dove i rendimenti dei titoli americani stanno cambiando e stanno rendendo più rischioso tenere quei treasury a lungo termine. E quindi ed ecco che quando un gigante come il Giappone vende che succede? Che l’offerta di titoli emessi dagli Stati Uniti supera la domanda. Ecco perché l’America è molto attenta in questo, il tesoro con Bent è molto attenta in questo periodo a emettere eh lungo termine, bond nel lungo termine. Stanno soprattutto giocandosi la carta del breve brevissimo termine perché quando si supera la domanda e i prezzi scendono, eh che succede quando i prezzi scendono? il rendimento sale automaticamente quando il prezzo di un’obbligazione scende, il rendimento sale. In realtà è è il fatto che salga il rendimento che fa scendere il prezzo è questa la dinamica, no? E questo significa che il governo americano dovrà pagare di più per farsi prestare i soldi. E inoltre questi tassi più alti si trasmettono a tutto il sistema finanziario perché le banche alzano i tassi sui prestiti quando si alzano i tassi dei treasury americani e le aziende faticano quindi a finanziarsi. I cittadini normali faticano a a prendere prestiti, a fare comprarsi una nuova casa perché i mutui sono più cari. sono più cari prestiti per comprarsi le auto, le carte di credito diventano trappole di interessi e negli Stati Uniti le carte di credito sono utilizzate da una fascia altissima della popolazione e quindi anche il mercato azionario ne risente. Perché se i Treasury bond sicuri rendono bene eh perché i tassi sono saliti, gli investitori diminuiscono il rischio, soprattutto adesso in questo periodo di così tanta incertezza. e cominciamo a monitorare se effettivamente succederà questo trasferimento, cioè se la liquidità, i volumi si sposteranno, i soldi si sposteranno dalle azioni a alla al all’obbligazionario e questo che fa? Eh, lo vedremo come volatilità che si alza e discese più nervose, più veloci, veloci. Ecco perché questo non è solo un problema dell’America e e del Giappone, perché quando i rendimenti americani salgono risucchiano capitali da tutto il mondo e mettono in difficoltà le economie, per esempio, dei mercati emergenti che sono e e hanno debito emesso in valuta americana e creano sbalzi violenti sulle valute, rendono il commercio internazionale più complesso. Immagina solo che dovesse che cosa potrebbe accadere nel caso in cui gli altri detentori del debito americano, la Cina, i paesi produttori di petrolio, decidessero di seguire l’esempio del Giappone e di vendere non tutto, ma una parte insieme del dei titoli di stato americani. Eh, sarebbe un grande caos con prezzi che precipitano, interessi che si alzano, fiducia che evapora. Fortunatamente non sta accadendo questo, eh, e di solito queste vendite avvengono proprio in maniera molto lenta per non creare disturbi sul mercato. Però il segnale è chiaro, cioè l’era del denaro facile, l’era del denaro garantito dagli acquisti stranieri per gli Stati Uniti, forse forse e forse questo forse lo dobbiamo togliere, sta cambiando. Ora, tutto questo che cosa significa per noi investitori e per i mercati? Eh beh, per quanto mi riguarda, lo sto ripetendo ormai da tante settimane, se seguite le dirette sono almeno 3 mesi che lo sto dicendo, eh la questi sbalzi di volatilità volatilità che alza, si impenna e poi ritorna velocemente eh verso la sua minor reversion diventerà la normalità, non l’eccezione in queste in queste prossime settimane. E questo accordo che è durato 40 anni, che permetteva all’America di spendere soldi, perché tanto il Giappone pagava il conto degli Stati Uniti e l’America dovrà rendersi conto che eh non funzionerà più così. Il Giappone ha finito i soldi, ha finito la forza demografica, ha finito ha a grosse difficoltà dal punto di vista sociale e quindi ha finito anche le illusioni per una generazione che ha vissuto l’America come il denaro preso in prestito di quel tempo, eh come una transizione generazionale che terminerà. E quindi come investitori facciamo attenzione a che cosa? Quali sono i segnali a cui dobbiamo stare attenti? impennate improvvise dei rendimenti del soprattutto del decennale americano che è quello più sensibile, quindi Treasury a 10 anni americani, attenzione se ci dovessero essere degli sbalzi, oscillazioni violente del dollaro, eh perché questi sono poi due canarini nella miniera di carbone che ci avvisano di un pericolo percepito dal mercato. Quindi guardiamo queste cose in un contesto che ci ha visto settimana scorsa cinque candele verdi consecutive sull’S&P 500. Abbiamo visto un rimbalzo del quasi il 4% sull’S&P in una settimana. Ok? E questo quello che abbiamo visto settimana scorsa non è che è partito dal nulla, è stato drogato dalle parole di John Williams che fa parte del FOMK della Federal Reserve, uno dei votanti che cosa ha detto settimana scorsa? ha fatto capire che un taglio dei tassi è praticamente necessario e al mercato questa dichiarazione è piaciuta tantissima, tantissimo. Tant’è che se andate a vedere adesso le probabilità che il mercato sconta di un taglio sono quasi vicino al 90%. Il 10 dicembre c’è il FOMK. Per questo dico che la Fed è incastrata, perché se il 10 dicembre non tagliano, deludono l’aspettativa gigantesca che si è creata sul mercato e il mercato potrebbe reagire molto male. Se non dovessero tagliare, qual è il segnale per noi investitori? E che alla Fed, la banca centrale, non interessa della parte equities e quindi del wealth effect. non gli interessa di eh creare turbolenze sui mercati e ci sta e potrebbe succedere assolutamente. Ehm e per per cui è un segnale importante, però e deve stare attenta a che cosa? Ai dati che usciranno nei prossimi giorni. Perché vedete in questo momento siamo in un momento in cui i dati macroeconomici, quindi l’economia reale conta meno del posizionamento dei mercati e quindi della parte finanziaria e e quando succede questo è sempre pericoloso, no? Avete anche visto che venerdì, ora giovedì, ragazzi, i mercati erano chiusi, c’era il ehm il il giorno del giudizio, il thanksgiving, non mi veniva in italiano, scusatemi. Venerdì, sì, è vero che hanno aperto per un po’, ma m gli edge fund e i grandi istituzionali erano praticamente chiusi. Eh, e che cosa c’è stato? un blocco totale delle negoziazioni da parte del ehm del CBOE che è durato ore, che è stato causato da un singolo data center che si è spento, quindi i futures sulle valute, sulle materie prime, gli indici azionari, tutto quanto bloccato fino a un’ora prima dell’apertura di Wall Street. Probabilmente se una cosa del genere si fosse verificata in una settimana normale, non una settimana del ponte, eh la reazione sarebbe stata diversa. però sono riuscita ad riaprire giusto in tempo per evitare il disastro e però questo evento che c’ha che ci fa capire quanto siamo fragili e dipendenti dalle infrastrutture tecniche e tecnologiche, dai data center. Ecco perché siamo stanno tutti quanto tutti quanti parlando di intelligenza artificiale e però l’intelligenza artificiale ragazzi non vive di aria, no? Mangia energia, divora elettricità, ha bisogno di data center immensi. Ecco perché stiamo vedendo sulle materie prime questo grande eh rialzo, argento, platino, palladio. E l’oro, l’oro è un altro discorso perché l’oro non è una materia prima industriale, no? Ehm e quindi l’oro adesso sta più in questo momento secondo me sta più fungendo a differenza delle dei mesi precedenti, poi anche questo vi ho detto nelle dirette, adesso l’oro sta più fungendo da bene rifugio, perché i protagonisti invece sono stati argento, platino, anche il rame. L’argento ha eh sta rompendo record storici se guardiamo i future. E l’argento perché viene usato nelle industrie, pannelli fotovoltaici, serve per l’elettronica, serve per costruire quei data center, quell’infrastruttura su cui gira l’intelligenza artificiale. Quindi c’è una fame fisica, una grande richiesta di materiali che non si vedeva da tempo e l’offerta, squilibrio, domanda offerta, non riesce a star dietro a questa domanda. Considerate anche un’altra cosa, eh, materie prime che aumentano, che cosa vuol dire? Inflazione prima inflazione il producer price index, no? inflazione, i prezzi al alla eh per i produttori, ma che poi dopo qualche mese, ormai questo l’abbiamo imparato perché l’abbiamo visto succedere durante il Covid, l’abbiamo commentato insieme tante tante volte questo fenomeno, poi vuol dire inflazione che si alza come prezzi al consumo e di nuovo la Fed sta tra incudine e martello perché se i prezzi di queste materie prime costano di più, anche i prodotti che compreremo noi costeranno di più. E quindi i consumatori spenderanno di più per quelle cose, avranno meno soldi in tasca da spendere all’interno dell’economia. È un circolo vizioso, no, che potrebbe mettere un po’ in crisi l’economia reale. Però una cosa buona, almeno, è che non è aumentato un prezzo importante che influisce sui prezzi al consumo. Il petrolio, l’energia. Il petrolio è rimasto al palo, fermo a $58 e questa è un po’ una benedizione, no? Perché petrolio basso tiene a bada che cosa? i rendimenti dei titoli di stato americano a 10 anni di cui abbiamo parlato fino adesso, il vero quale pulsante del sistema finanziario, perché questi titoli sono il collaterale, la garanzia che permette alle banche di prendere soldi in prestito e fare leva finanziaria e quindi se i rendimenti di quel decenale schizzano in alto il collaterale vale meno e il sistema finanziario fa fatica, si blocca addirittura e e l’amministrazione Trump lo sa bene. Quindi faranno di tutto per tenerli bassi. E concludiamo con le criptovalute perché che sta facendo Bitcoin? Andiamo a vedere un secondo in questo momento e di Bitcoin anche ho parlato, vi avevo detto che insomma non finché non torna la liquidità mi aspetto ancora vento in faccia per le crypto. Beh, Bitcoin sta a $85.000 con una candela che c’ha fatto il passata dai 90.5 500 agli 80.000 85.400 quasi un -5%. Ok? Ehm quindi discesa importante di lunedì e non il fine settimana che mostra una debolezza strutturale, ok? Non perché il -3% di Bitcoin dai massimi chissà che cos’è, no, ha fatto molto di più, ma denuncia i problemi di liquidità di cui abbiamo tanto parlato. Lasciatemi dire, il fatto che scenda di comincia a scendere di domenica sera, domenica notte, nella sessione asiatica. Lo sapete cosa mi fa pensare un pochino? E ci sono tanti piccoli medi investitori che forse si trovano costretti a vendere per coprire delle perdite. Non lo so, questa è una mia, diciamo, eh sensazione più determinata dalla da da da dalla pratica che da da una teoria. Non c’ho i dati per dirlo, eh, però ragazzi, questa è una settimana importante, decisiva, perché si è chiuso lo shutdown, stanno tornando e arrivando i dati macroeconomici, tutti insieme e ehm e c’è un dato che dobbiamo tenere sott’occhio, 5 dicembre, inflazione PCE, personal consumption expenditure. Il dato dell’inflazione preferito dalla Fed, molto più importante del consumer price index, del CPI, il classico prezzo, il classico indice dei prezzi al consumo. Se questo numero sarà alto, eh, la Fed potrebbe decidere di non tagliare e sarà un problema per i mercati in questo caso che stanno puntando ad un 90% di taglio. Allora, vediamo se c’è qualche domanda. Ah ah ah. La Cina ha già diminuito i bond. Assolutamente sì. Abbiamo parlato tanti mesi fa della Cina. Eh eh i consumatori non sono obbligati a spendere teorie campate per aria. Eh non funziona così, mi dispiace. l’economia americana, il prodotto interno rord americano si basa per il 60% sul sui consumi dei consumatori. È un economia, a differenza di quella italiana, basata su la spesa dei consumatori. In America i consumatori spendono soldi, punto. Lo fanno e questo rappresenta il 60% del PIL. Se questo dato diminuisce è un dato matematico, non l’ho detto io, o una teoria di chissà che cosa, no, è matematica pura quella che ti insegnano alle elementari, ne risente la crescita del prodotto interno americano e quindi la crescita economica degli Stati Uniti. Quindi stai dicendo che se i titoli americani a 10 anni salgono vertiginosamente eh assolutamente se i mercati amer allora considerate che adesso il decennale americano eh si trova è sceso molto nell’ultimo periodo, ha rimbalzato giusto venerdì, ma stiamo appena sopra i 4 i 4%. Ok? Però se ci pensate rispetto a ragazzi a a gennaio eravamo al 4 e8%. Se adesso vediamo tornare la l’apertura di quest’anno è stata al 4%. Ecco, se vediamo alzarsi e quello è un pericolo di stress finanziario. Assolutamente. Ehm allora Gaetano chiede: “I portafogli di contest saranno aggiornati domani?” Eh sì, assolutamente. Domani c’è il in realtà questa notte ci sarà il ribilanciamento dei portafogli e ve li faccio vedere qua. Eccoli qua. E andiamo a prendere il la crescita che sono tre profili. Eccolo qua. Quindi mettiamo un attimo i 3 mesi e andremo a vedere innanzitutto che cosa è successo con le vecchie posizioni, perché considera che il portafoglio attuale è questo, eh, con sicuramente il comparto crypto 4% che avrà sofferto, un 20% obbligazionario che invece un pochino avrà protetto, azionario americano e europeo al 54%, materie prime al 10%, anche queste avranno aiutato un po’ la la copertura. e staremo a vedere che cosa succederà. Vi faccio vedere le comperative dei Drwown che è una nuova funzionalità che abbiamo messo per farvi vedere come questi portafogli nel tempo hanno eh hanno ehm performato durante i drawdown del mercato. Quindi come si sono comportati rispetto al mercato. Eh fatemi un attimo fare refresh, forse c’è solo un problema di di di dati. Eccolo qua il comparativo. Che ne so, per esempio, quando nel 2020 il l’S&P 500 ha fatto il -34%, il portafoglio ha fatto il -22 e ci ha messo a recuperare il l’S&P 173 giorni. Qui potete vedere in blu il drawdown del portafoglio, il rosso quello del dell’SNP. Vedete che ha avuto un DRO molto inferiore, eh, oppure nel 2018, eh, oppure qui 20 settembre – 20% l’S&P, -12,89% il portafoglio. Eh, il 13 marzo, quando c’è stato i i ci sono stati i dazzi, eh il portafoglio il il drawdown dell’SP ha fatto il -19, il portafoglio ha fatto un -18. Quindi vedete, qui potete anche andare a vedere questi eventi di eh drawdown. Eh sì, quindi assolutamente si ribilanceranno oggi, quindi domani mattina, stanotte, quindi domani mattina vedrete il ribilanciamento. Ehm, vi ricordo che questa funzionalità dei portafogli è solo per gli utenti premium, quindi se non la vedete non vi spaventate, è perché o avete la versione gratuita o avete la versione in Pro e quindi potete fare tranquillamente upgrade. Ok. Ehm, allora ragazzi, direi di chiudere qui la diretta. Noi ci vediamo sul canale Telegram e vi ricordo anche per chi volesse vedere il webinar che ho fatto settimana scorsa, se non avete partecipato, webinar dedicate alle a tre strategie che ho spiegato eh di protezione nel portafoglio proprio per proteggere un portafoglio azionario, sia che sia un all world ETF, un investimento passivo, un portfoglio, per proteggerlo da eventuale discese forti, crolli, crash del mercato. Lo potete ancora rivedere, è ancora disponibile, trovate il link qui sotto. Eh, trovate il link qui sotto nel campo descrizione del video su YouTube, quindi potete ancora iscrivervi e ehm ehm e vi ricordo il percorso portfolio masteri che faremo in aula, tre giorni in aula che ci dedicheremo eh insieme con i mercati aperti in cui andremo ad applicare eh strategie di protezione, strategie di io le chiamo attacco, centrocampo e difesa perché eh sono eh innanzitutto una decina di strategie, forse di più, 12 strategie di difesa per creare un portafoglio che ho chiamato antifragile, quindi un portafoglio che si difende, non si rompe quando i mercati scendono, ma che fa crescere i nostri investimenti e diventa ancora più forte quando ci sono ehm opportunità per forti crash. Quindi sarà un appuntamento che avremo in aula insieme. ricordo, ehm, chiuderò a a circa una 20-25 persone perché in aula voglio che siamo pochi, eh, perché ci dobbiamo dedicare il giusto tempo, voglio poter seguire tutti, quindi vi ricordo che ehm tra qualche giorno eh insomma chiuderò le iscrizioni perché sono sicuro che raggiungeremo i i 25 i 25 posti, quindi ve lo volevo ricordare anche qui trovate il link qui sotto. Intanto vi ringrazio per la partecipazione alla diretta. Noi ci vediamo prestissimo. Buoni investimenti a tutti. Ciao [Musica] [Musica]

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26 Comments

  1. Mi sa che il thè verde fa male, credo che gli usa dovranno attaccare il Giappone per tutelare la salute mondiale.
    Poverini ci tengono così tanto all ordine che devono scatenare una Guerra all anno e cancellare un parse ogni due.
    La geografia tra 50 anni sarà facile
    Esiste il pianeta USA.

  2. Saranno costretti a stampare di brutto ! Speriamo, ci aspettiamo un ulteriore ribasso del mercato per poi vedere una bella spinta a rialzo?!

  3. Premesso che non ci capisco nulla di economia mi viene da dire che
    1) ogni paese sovrano può fare quel che gli pare
    2) l'interesse di ogni paese è di fare l'interesse di sé stesso
    3) ogni paese sovrano ha tutto il diritto di pensare agli affari suoi e di fare quel che più gli conviene
    4) forse il problema più grande è degli usa non del giappone. potrebbe darsi che il giappone miri ad aumentare i consumi interni e non quelli degli usa e gli va benissimo uno yen debole, che favorisce le esportazioni, e così può esportare anche dove fino ad adesso era troppo fuori mercato. Ma quante cose made in japan esistono in una qualsiasi casa europea? poche, molto poche. le cose giapponesi sono costose e non sono alla normale portata.
    5) quando un sistema sta crollando non si teme più tanto chi aveva detenuto e sta ancora detendo potere, ma sta scricchiolando da tutte le parti
    6) non c'è nessuno che abbia letto le mattane di trump per quello che probabilmente sono: le ultime smargiassate di chi è sull'orlo di un abisso. Quando e chi fa la voce grossa? i bulli secondo voi sono vincenti o perdenti? ma chi sono i bulli da noi? è il figlio di una famiglia aristocratica ricchissima o è il figlio di un povero squinternato? da quali quartieri vengono fuori i bulli teppisti? non ce ne è. i bulli alla fine sono dei perdenti e sono bulli proprio perché sono dei perdenti. Che fine hanno fatto i bitcoin prodotti da trump? e secondo voi trump è un vincente? facciamoci 4 conti e bene fa il giappone a fare quel che fa. Accelerà la fine degli usa? probabilmente sì, ma è stato furbo, perché battendo sul tempo tutti gli altri investitori riuscirà a monetizzare ancora abbastanza bene le obbligazioni usa.

  4. all'undicesimo minuto è interessante il ragionamento ma si deve considerare sicuramente che:
    1) il debito pubblico americano è cira 38mila miliardi di dollari il Giappone ne detiene mille miliardi.
    2) un effetto domino di vendita dei titoli di stato americani (il che causerebbe delle perdite secche per interi stati) potrebbe essere spiegato solo da una decisione politica condivisa da vari stati.
    3) le differenze tra i 10yt USA e Giappone sono ancora abbastanza alte 4% e 1.77% tali da non rendere preferibili investimenti su titoli giapponesi
    Pertanto, la reputo plausibile solo in uno scenario di decisioni politiche e non tanto economiche e qui ci si può dilungare per molto ma lascerei parlare più qualche studioso di geopolitica

  5. E ti preoccupi…? Mi sembra una notizia positiva anche se subito che la premier giapponese faccia qualcosa di buono anzi è allo stesso livello della Von der layen,Lagarde, Kaya kallas Sandu e Meloni, tra i peggiori politici di tutta la storia del mondo intero.

  6. Il 90% delle persone ancora non riesce a comprendere che se non vuole cadere in povertà estrema deve avere oro e argento fisico al più presto pura follia… La crisi che sta arrivando ci farà considerare il 2008 una passeggiata fuori porta

  7. Ciao, un mese fa il giappone si era impegnato ad investire 550 miliardi di dollari sul campo americano. Il Giappone glieli restituisce così a Trump?😅

  8. Non mi spiego la tenuta degli indici usa oggi. Una notizia del genere avrebbe dovuto essere prezzata, come stava accadendo nel pre market. Invece dopo l'apertura tutti gli indici hanno quasi recuperato del tutto. Dopo il rally della scorsa settimana, nonostante il sospetto bolla alimentato anche dalle analisi di Burry e dopo che il rumor sul taglio dei tassi era già stato prezzato una giornata sul rosso non esagerato ci sarebbe anche potuta stare. Con la notizia dal Giappone mi sarei aspettato un profondo rosso…e invece no. Sai spiegare perché? Hanno ragione Burry e Buffett a dire che è un mercato difficile da leggere? Pompare a tutti i costi non include rischio di crolli disastrosi quando si perde il controllo?

  9. I paesi sconfitti non fanno uso strategico di niente, si tratta di paesi militarmente occupati e le cui istituzione sono completamente presidiate dal padrone. Il Giappone ha subito gli accordi del Plaza, la Germania ha visto un gasdotto saltare in aria… E stanno sempre tutti muti.

  10. È una notizia che ciclicamente torna sui mercati finanziari, dato che il Giappone è uno dei maggiori detentori di titoli di stato USA (Treasuries) al mondo, dopo gli Stati Uniti stessi.
    ​Quando si parla di una potenziale vendita massiccia, le motivazioni principali che spingono il Giappone ad alleggerire le sue riserve di debito americano sono essenzialmente due, strettamente legate alla sua politica monetaria e al tasso di cambio.
    ​1. Difendere lo Yen (La Ragione Principale)
    ​Il motivo più pressante è solitamente legato al tasso di cambio tra il dollaro USA e lo yen giapponese ($/¥).
    ​Il Problema: Per molti anni, la Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto i tassi di interesse molto bassi (spesso negativi) per stimolare l'economia. La Federal Reserve (Fed) statunitense, al contrario, ha aumentato i tassi per combattere l'inflazione.
    ​La Conseguenza: Questo forte differenziale di tassi di interesse (i tassi USA sono molto più alti) rende il dollaro molto più attraente per gli investitori rispetto allo yen. Di conseguenza, lo yen si è indebolito drasticamente rispetto al dollaro.
    ​L'Intervento: Per frenare l'eccessivo indebolimento dello yen (che rende le importazioni, come l'energia, molto più costose per il Giappone), il governo giapponese a volte deve intervenire direttamente sul mercato valutario.
    ​Meccanismo di Vendita: Per comprare una grande quantità di yen (e quindi farlo salire di valore), la BoJ deve vendere attività denominate in dollari USA che detiene nelle sue riserve valutarie. La riserva più grande è proprio il debito USA (Treasuries).
    ​In sintesi: vendono titoli USA per ottenere dollari, che poi usano per È una notizia che ciclicamente torna sui mercati finanziari, dato che il Giappone è uno dei maggiori detentori di titoli di stato USA (Treasuries) al mondo, dopo gli Stati Uniti stessi.
    ​Quando si parla di una potenziale vendita massiccia, le motivazioni principali che spingono il Giappone ad alleggerire le sue riserve di debito americano sono essenzialmente due, strettamente legate alla sua politica monetaria e al tasso di cambio.
    ​1. Difendere lo Yen (La Ragione Principale)
    ​Il motivo più pressante è solitamente legato al tasso di cambio tra il dollaro USA e lo yen giapponese ($/¥).
    ​Il Problema: Per molti anni, la Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto i tassi di interesse molto bassi (spesso negativi) per stimolare l'economia. La Federal Reserve (Fed) statunitense, al contrario, ha aumentato i tassi per combattere l'inflazione.
    ​La Conseguenza: Questo forte differenziale di tassi di interesse (i tassi USA sono molto più alti) rende il dollaro molto più attraente per gli investitori rispetto allo yen. Di conseguenza, lo yen si è indebolito drasticamente rispetto al dollaro.
    ​L'Intervento: Per frenare l'eccessivo indebolimento dello yen (che rende le importazioni, come l'energia, molto più costose per il Giappone), il governo giapponese a volte deve intervenire direttamente sul mercato valutario.
    ​Meccanismo di Vendita: Per comprare una grande quantità di yen (e quindi farlo salire di valore), la BoJ deve vendere attività denominate in dollari USA che detiene nelle sue riserve valutarie. La riserva più grande è proprio il debito USA (Treasuries).
    ​In sintesi: vendono titoli USA per ottenere dollari, che poi usano per comprare yen, in modo da rafforzare la propria valuta. yen, in modo da rafforzare la propria valuta.

  11. La cosa strana non è che il giappone ha deciso di sbarazzarsi del debito americano.. la cosa strana è che pure BTC scende… quindi cosa compra sto giappone al posto del debito USA???