Il Giappone stacca la spina all’economia statunitense? | Guido Salerno Aletta

Buongiorno a tutti. Vi invito a iscrivervi al mio canale Telegram che utilizzo per potervi raggiungere con maggiore facilità in cui posto tutti i contenuti che pubblico sia sul canale sia gli articoli che vengono i miei articoli che vengono ripresi da altre testate ed anche al alla newsletter che è stata che è divenuta attiva da non molto in cui compaiono anche qui completamente gratuita e compaiono i miei contenuti che pubblico sul sito, articoli che pubblico altrove e in cui a breve comincerò a inserire ehm documentazione di altro genere che non pubblico altrove. Grazie. >> Buongiorno a tutti. Dalle voci di corridoio circolate negli ultimi giorni si evince che durante la riunione del prossimo 18-19 dicembre il consiglio direttivo della Bank of Japan dovrebbe disporre all’unanimità un innalzamento del tasso di interesse. Qualora la stretta dovesse attestarsi a un quarto di punto percentuale, il tasso toccherebbe quota 0,75% per la prima volta in 30 anni. Tra il 2009 e il 2016 il tasso è rimasto addirittura allo 0,1% per poi passare a -0,1% e rimanervi fino al febbraio 2024. Da allora si è assistito a una lenta e graduale risalita fino all’attuale 0,5%. Stando a quanto dichiarato dalle autorità giapponesi, non si tratterebbe di una decisione isolata, ma del primo passo di una tendenza strutturale che dovrebbe portare il tasso di interesse a livelli stabilmente più elevati. Il cambio di paradigma messo in cantiere dalla Bank of Japan nasce dall’esigenza di porre un freno all’inflazione oscillante attorno alla soglia del 3% e va a combinarsi con il pacchetto di stimoli da 135 miliardi di dollari, 21,3 trilioni di yen varato dal governo guidato dalla premier Sana Caiichi. Nello specifico il piano prevede misure immediate a sostegno delle famiglie, sussidi energetici, tagli fiscali, fondi per la cantieristica navale e la difesa e investimenti strategici in in settori cruciali come intelligenza artificiale e semiconduttori con l’obiettivo di rilanciare la competitività e potenziare la sicurezza nazionale. Nell’immediato il programma ultraespansivo annunciato dal governo di Tokyo ha prodotto un significativo rialzo dei rendimenti dei titoli giapponesi a 10 anni, innescando una fuga dalle criptovalute con Bitcoin che ha perso il 30% circa. un mese in un mese e mezzo, ma soprattutto la ritrovata reditività dei titoli nipponici destinata verosimilmente ad assumere carattere strutturale per effetto gli interventi della Bank of Japan, disincentiva il carry trade che per decenni ha visto fondi speculativi e ban approvvigionarsi di liquidità a buon mercato in Giappone e convertirla in dollari per investire in larga parte in immobili, azioni e titoli di stato statunitensi, oltre che in criptovalute, obbligazioni dei paesi emergenti, eccetera. Il nuovo corso favorisce il rimpatrio dei capitali sotto forma di liquidazione di almeno parte degli oltre 3,5 trilioni di attivi esteri di cui è titolare il Giappone, tra cui forse una quota più o meno ragguardevole dei quasi 1,2 trilioni di buoni del tesoro statunitensi. La crescita strutturale dei rendimenti dei titoli giapponesi tende, in altri termini, a sottrarre una fonte di assorbimento chiave delle obbligazioni statunitensi nel pieno di una congiuntura caratterizzata da un incremento forsennato delle emissioni da parte del Dipartimento del Tesoro e da un abbassamento del tasso di interesse da parte della Federal Reserve. Ne parliamo assieme a Guido Salerno Letta che è un giornalista, saggista, collaboratore di Milano Finanze e Money ed ex vicepresidente di Telecom Argentina con allattivo incarichi istituzionali di rilievo a Palazzo Chigi al Ministero delle Comunicazioni. È autore di numerosi volumi tra cui contro il colonialismo finanziario, le vere guerre fra gli stati da Bretton Wulz ai nostri giorni pubblicato da classe editori nel 2014. E non ci fidiamo più, un nuovo ineluttabile futuro senza democrazia, libertà, stati pubblicato nel 2024. Ciao Guido e grazie come sempre. Buongiorno Giacomo, un saluto a tutti e grazie per l’invito. Giacomo, il tema del Giappone si pone veramente come una eresia, un’eresia dal punto di vista del finanziamento del debito pubblico, quindi con un rapporto fra il l’indamento pubblico e la funzione di politica monetaria della della Banca del Giappone che è assolutamente terodossa rispetto ai comportamenti di tutto il resto delle banche centrali. Ora, eh prendiamo intanto questo primo aspetto e questo aspetto comporta la sostenibilità da parte del bilancio giapponese di un rapporto debito PIL che supera il 260%. una cosa che sarebbe del tutto inconcepibile nelle cosiddette economie occidentali per il fatto che un questo rapporto debito sarebbe considerato insostenibile, il rating del debito e quindi del paese crollerebbe e quindi ci sarebbe il default dello Stato. Allora, che cosa è successo in Giappone? Il Giappone a un certo punto aveva una situazione sostanzialmente simile a quella dell’Italia ai tempi di Andreatta, quindi un grande rapporto debito PIL e che non veniva altro che a pesare sul sul costo del del debito finanziato dal dalle tasse. A questo punto c’è stato il cambio di paradigma da parte della Banca del Giappone che è cominciato ad assorbire direttamente tutti i titoli che venivano emessi a comprarli sul mercato e praticamente è diventato una sorta di monopsonio, nel senso che è l’unico compratore e l’unico detentore del titolo del del debito eh giapponese, pubblico giapponese. Questo cosa comporta? comporta una situazione paradossalmente molto simile a quella dell’Argentina, no? Quindi è una una situazione in cui la banca centrale immette liquidità per coprire il disavanzo pubblico. Il problema è che la situazione proprio della della struttura economica del Giappone fa sì che l’immissione di liquidità non avvenga attraverso il sistema bancario e quindi come succede in Europa, come succede negli Stati Uniti, con un rifinanziamento a termine delle banche che conferiscono alla banca centrale degli asset a garanzia per prestiti che si rinnovano e quindi una liquidità a tempo, ma con questo sistema c’è una liquidità che si immette attraverso l’entità e il rapporto del del deficit PIL. Quindi ogni anno c’è un’emissione diretta da parte della Banca Centrale attraverso il cosiddetto canale tesoro che mette liquidità in maniera permanente e strutturale sul sul mercato interno. Quindi è l’economia reale che viene praticamente irrata di liquidità e non al contrario quello che è successo durante il QUE che era una liquidità che veniva eh immessa comprando titoli di stato sul mercato, ma immessa sui diciamo mercati finanziari. Quindi il sistema del Giappone è un sistema veramente completamente diverso e terrodosso rispetto a tutti gli altri eh sistemi, diciamo, eh monetari e finanziari mondiali, proprio perché la Banca del Giappone si è preso questo incarico di finanziare il tesoro, di detenere tutto il debito pubblico e con la Benom la la la Benomix e quindi c’è stata questa questa teorizzazione dell’obiettivo del tasso zero a 10 anni. Questa, diciamo, è stata una maniera per cui il bilancio del del Giappone è un bilancio sostenibile, il costo degli interessi tende a zero e la banca centrale detiene tutto il debito. Ora, quello che tu accennavi nella introduzione riguarda l’effetto di un aumento dei tassi. Intanto, perché c’è stato questo questo squilibrio? proprio perché c’è stata una variazione dei rapporti di cambio fra lo yen e il dollaro. Ora, questo aspetto va ricollegato al modo con cui il Giappone si colloca all’interno del mercato internazionale dal punto di vista economico e dal punto di vista valutario. Dal punto di vista economico il problema dello y era è sempre stato come problema dello y evitare di doversi rivalutare rispetto al dollaro per effetto di una bilancia commerciale strutturalmente positiva in attivo. Quindi l’effetto che storico di un sistema di cambi flessibili o comunque aggiustabili quando c’è un paese che ha un surplus strutturale è quello di apprezzarsi rispetto alle altre valute. In questo caso il il punto di riferimento sarebbe stato il dollaro. Ora questo, diciamo, questo questo problema del Giappone, quindi evitare di di rivalutare la propria moneta rispetto al dollaro e quindi perdere competitività dal punto di vista delle merci è stato eh superato con il carrade, quindi praticamente eh la Banca del Giappone emette liquidità che viene presa dagli operatori internazionali al tasso zero perché che è il tasso ufficiale e quindi questa questa liquidità in yen viene convertita e vengono anche perché la Banca del Giappone ha risorse in dollari estremamente consistenti, viene quindi questo yen viene impiegato su altre su altre piazze finanziarie e quindi c’è questa questa emissione di liquidità che evita la rivalutazione del del dello Yen. Ora riprendiamo il discorso del dell’aumento dei tassi di interesse in in Giappone. L’aumento dei tassi di interesse non scatena di per sé un fenomeno di insostenibilità del debito, perché questo tasso di interesse si applicerebbe immediatamente a tutto l’ammontare del debito pubblico, perché il debito pubblico in circolazione è praticamente è molto assai limitato, anche se dovesse essere le nuove emissioni tutte collocate sul mercato. tutto il rollover delle dei titoli esistenti sarebbe comunque effettuato dalla Banca del Giappone e quindi anche se i nuovi tassi di interesse dovessero essere più elevati rispetto ai livelli infinitesimali che tu prima hai ricordato, la Banca del Giappone riceverebbe sì gli interessi da parte del governo, Ma poi, come succede in tutto il mondo, dalla Fed alla stessa eh Banca d’Italia li retrocederebbe al netto dei costi di gestione direttamente al tesoro, quindi sarebbe una partita di giro. Quindi, effettivamente, l’aumento dei tassi ha un impatto dal punto di vista dell’economia giapponese perché attirerebbe i capitali e, come tu ricordavi nellintroduzione, romperebbe questa magia del carry trade e probabilmente avrebbe come conseguenza quello di attirare i capitali giapponesi investiti all’estero o che altri altrimenti sarebbero investiti all’estero per creare una nuova dinamica di industrializzazione su, diciamo, nuove tecnologie e nuovi obiettivi da parte della economia giapponese. economia giapponese che ha sofferto praticamente di una sorta di sclerosi perché, diciamo, è rimasta sostanzialmente ancorata come l’economia tedesca alle diciamo produzioni che erano tipiche degli anni 90, degli anni 2000, quindi e tutto quello che è l’elettronica di consumo, tutta la parte della automobilistica e insomma che si è stato un po’ il core business del Giappone. Ecco, per fare un nuovo passo in avanti c’è bisogno di investimenti nei settori nuovi. Per esempio, uno dei dati che va di moda in questo periodo che è quello dell’intelligenza artificiale o quello della fabbricazione dei chip di alto di alto di alta performance e quindi diciamo serve una capacità di investimento che invece in questo diciamo conservativo dal punto di vista della struttura industriale giapponese viene a mancare. Quindi, da quello ho inteso della della politica della nuova giapponese, cioè il desiderio di dare un nuovo impulso alla industrializzazione del Giappone, sostenere naturalmente la le famiglie tutta una un un equilibrio di invecchiamento della popolazione che non è da oggi è un problema, insomma, oggettivo di tante economie, non solo quella quella giapponese, ma anche quella cinese, No, che ha questo questo aspetto e quindi il paradigma economico andrebbe a, diciamo, tornare verso l’aumento dei tassi all’interno e la cessazione di questa creazione di liquidità internazionale che appunto è quella che ha sostenuto la crescita da ultimo delle delle criptovalute del Bitcoin, come accennavi prima tu. >> Sì. Eh, cioè c’è venuta a creare, l’hai descritto magistralmente, questa rete di interrelazioni tra l’economia giapponese e il resto del mondo in cui l’economia giapponese funge un po’ da eh diciamo da fornitrice di liquidità a basso costo e e questa liquidità si scaricava un po’ ovunque, il boom delle criptovalute, ma anche soprattutto negli Stati Uniti, perché >> Certo, >> è questo il punto, cioè il fatto è che 15 anni di quantitativism negli Stati Uniti hanno prodotto l’accumulazione di posizioni di rischio enormi trainate anche per per un verso dalla liquidità che veniva immessa nel sistema attraverso il quantitativ X, peraltro tramite il carry trade, quindi si è gonfiata per esempio questa bolla dell’intelligenza artificiale, qualcuno dice è 17 volte quella della new economy è una roba colossale. Se adesso il Giappone con questa politica che mira a richiamare i capitali, blocca il sistema del carry trade e quindi non confluiscono più capitali verso questa bolla, il rischio che venga giù tutto e poi anche il sistema delle delle obbligazioni statunitensi, cioè gli Stati Uniti emettono obbligazioni a pieso spinto, ma gli acquirenti non si trovano, o meglio si cerca per un verso di farli acquistare della Federal Reserve, per l’altro di forzare le banche a farsene carico e questo non so fino a che punto possa diventare sostenibile. Tu come la vedi? Guarda, effettivamente c’è un problema di finanziamento e rifinanziamento del del debito americano in un contesto in cui la Cina già ormai da diversi anni riduce alla scadenza le proprie detenzioni e altri paesi come il Giappone sono sostanzialmente stabili e quindi manca un un appil per la sottoscrizione del del debito americano in un momento in cui vengono a ad essere sostituite delle obbligazioni emesse nei periodi della dell’epidemia di Covid, quindi a tassi molto molto bassi, con titoli che hanno dei rendimenti più elevati. Quindi c’è un un problema oggettivo da parte del tesoro americano di finanziamento e in questo contesto di anche diminuzione dell’incentivo al al carry trade, una diminuzione della liquidità internazionale che può essere presa e poi appunto impiegata in titoli americani. C’è poi anche il tema della riduzione dei tassi di interesse che è stata più volte richiesta anche in maniera molto rude da parte del presidente Trump nei confronti della Federal Reserva, del presidente Powell e questo riduce l’appetibilità dello stesso stesso titolo americano, quindi c’è un problema di appetibilità e un problema di quantità. è un caso che alcuni osservatori, come appunto ti anticipavo prima, Bottarelli, sul sussidiario di oggi ipotizzano una sorta di quantitative easing da parte della Federal Reserve che assorba tutta questa mole di titoli di stato che devono essere emessi non solo, diciamo, per fronteggiare il nuovo deficit, ma soprattutto per rimpiazzare i titoli a breve che erano stati emessi durante il periodo della della pandemia. Quindi c’è un problema americano da una parte e probabilmente invece eh dal punto di vista del Giappone io non sarei eh preoccupato, come si dice, di un’esplosione del costo del debito proprio perché è tenuto eh in maniera totalitaria dalla Banca del Giappone, ma un un incentivo ai capitali giapponesi di rientrare rientrare per finanziare questo nuovo processo di crescita industriale del del paese. >> Sì. E Guido, il problema è che questo nuovo quantitativas easing che di fatto la Federal sembra voler portare avanti perché già ha cominciato, ha abbassato i tassi di interesse e ha annunciato un piano di acquisti da 40, si parte da 40 miliardi di dollari al mese di di titoli, non è poco. Titoli a breve termine. Interessante. >> Sì, il problema del breve termine è proprio, diciamo, per poter pilotare i tassi perché le emissioni sui tassi lunghi sono decisive al mercato. il diciamo il tasso di interesse ufficiale della della Fed è appunto sono i Fed Funds, quindi diciamo è un un titolo monetario che viene scambiato utilizzando e facendo pagare a chi la chiede la liquidità in eccesso rispetto alle riserve obbligatorie che viene detenuto dagli operatori presso presso la la Fed e diversamente invece il tasso di interesse uffici ufficiale che viene stabilito dalla BCE che riguarda il tasso di rifinanziamento ordinario e che è appunto il prezzo, il costo per le banche di farsi finanziare il prestiti a fronte di garanzie date dal dalla Banca Centrale al sistema bancario. Invece per quanto riguarda la Fed è un tasso di interesse che riguarda veramente il mercato monetario perché è l’utilizzo dei Fed Funds. >> Sì. Eh, il punto questo nuovo quantitative easing che peraltro viene portato avanti in un momento di debolezza del dollaro, cioè rischia di deprimere rischia va a deprimere ulteriormente la quotazione del dollaro e in una fase in cui è un po’ critica questa perché vediamo che ci sono, come dicevamo prima, i titoli statunitensi hanno sempre meno appetiti, sono sempre meno attrattivi a livello internazionale e il dollaro anche come unità proprio di conto comincia ad essere aggirato perché è stato stato militarizzato il suo tirito, no? Lo sappiamo, eh con attraverso le sanzioni eccetera e non è un po’ rischioso abbassare i tassi di interesse in una fase in cui la la Bank of Japan li alza e questo moltiplica ulteriormente gli incentivi a diciamo disallocare i i capitali dagli Stati Uniti? Guarda, c’è un un tema anche di di debito americano. Allora, nella misura in cui si svaluta il il l’asset, il dollaro e si svalutano anche gli asset detenuti dagli stranieri negli Stati Uniti e quindi anche il debito degli Stati Uniti nei confronti delle altre, insomma, del resto del mondo. Cioè il il punto è questo, un dollaro troppo forte è sempre stato ritenuto il motore di un deficit strutturale. Quindi l’indebolimento del dollaro ha sicuramente un un effetto sulla sulla riduzione del disavanzo strutturale per rendendo più competitive le merci prodotte all’interno rispetto quindi la sostituzione di produzione interna rispetto alle importazioni che si andrebbe ad aggiungere al all’effetto dei dei darsi e di converso una valutazione del dollaro e corrispondentemente una rivalutazione delle altre volete fa sì che il debito americano verso l’estero si riduca, si svaluti, mentre si rivalutino le detenzioni americane nei confronti di altri paesi e di altre valute. Quindi, dal punto di vista anche del finanziario degli interessi americani, la svalutazione del dollaro serve ad aggiustare la bilancia commerciale e a ridurre il valore reale del proprio debito verso l’estero. C’è questo problema naturalmente di incentivo al agli investimenti negli Stati Uniti. La soluzione, mi sembra che il presidente Trump ce l’abbia molto chiara, che è quella di obbligare attraverso accordi con i singoli stati e ad effettuare degli investimenti. Quindi il Giappone non investirà negli Stati Uniti attraverso sistemi di garyry trade o la convenienza degli alti tassi di interesse sul titolo americano, ma proprio perché c’è stato questo impegno da parte del governo giapponese ad investire in negli Stati Uniti. La stessa cosa sembra che ci sia per tanti altri paesi. la stessa Gran Bretagna si sarebbe impegnata a fare questo e l’Europa si sarebbe impegnata, per esempio, a comprare del del gas e fare degli acquisti per armamenti. Quindi la convenienza dei tassi di interesse ad investire negli Stati Uniti o la convenienza a investire in titoli quotati sullo street per via di questa crescita continua, viene sostituita da una imposizione di investimenti reali che vengono, diciamo, richiesti e vengono imposti in cambio di un di un di una tariffa sulle merci importate di maggior favore. Quindi in una situazione, diciamo, teorica che sarebbe di equilibrio dal punto di vista di di Trump e la la tariffa per le importazioni di merci europee sarebbe il 25% che viene ridotto però al 15% a fronte di una serie di impegni, di investimenti o di acquisti dagli Stati Uniti. Quindi in questo nuovo, diciamo, assetto non è più la regola di un mercato delle convenienze o dei rischi a determinare gli spostamenti dei flussi di capitale a lungo, ma una imposizione politica o un accordo politico che viene raggiunto fra l’amministrazione americana e i rappresentanti dei paesi e che hanno appunto rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Sì, questo eh sono accordi che gli Stati Uniti ha raggiunto con l’Unione Europea, con il Giappone, con la Corea del Sud soprattutto, eh che vincolano. Vedremo se poi questi accordi terranno, perché è >> la prima l’Inghilterra, prima l’Ingilter è la è la è la Gran Bretagna. Sì, c’è c’è c’è un >> Sì, è è quello che Trump sostanzialmente definiva accordo di Maralago, no? Cioè, cercare di replicare un accordo del Plaza come quello dell’85 che però lì fu fatto digerire a tutti a tutte le principali economie del mondo perché era c’erano gli c’era la Germania, c’era la Francia, c’era la Gran Bretagna, c’era il Giappone, soprattutto >> Certo era il G5 di allora. Ma vedi la grande differenza fra il Plazza e il cosiddetto accordo di Mara alallago che il problema del plazza era, diciamo, risolto dal punto di vista esclusivamente valutario, quindi vendita di riserva in dollari per ridurre il valore del dollaro sui mercati internazionali e assorbimento attraverso la reflazione interna da parte dei paesi partner americani per assorbire dal punto di vista del mercato interno quello che erano invece le esportazioni nei confronti degli Stati Uniti, quindi il dollaro troppo forte di quel periodo faceva aumentare le importazioni, la riduzione del valore del dollaro e quindi la svalutazione del dollaro con una corrispondente reflazione da parte degli altri paesi scoraggiava la esportazione e e diciamo senza far cadere teoramente in recessione questi paesi perché era la maggiore spesa pubblica di questi paesi che avrebbe dovuto assorbire la produzione che non veniva più destinata all’esportazione degli Stati Uniti. Questa volta invece non è un tema solo valutario, ma è un tema di flussi di capitali e di capitali da investire nell’economia reale. aspetti che invece nel nel negli accordi di De Plaza erano assolutamente >> sì, è veramente un passo avanti perché contempla comunque un investimento, addirittura gli Stati Uniti parlavano di creare un fondo sovrano con gli investimenti con i con il riciclo degli SU plus commerciali dei partner degli Stati Uniti, quindi Giappone, Unione Europea e Corea del Sud che dovrebbero investire, quindi canalizzare capitali in questo fondo sovrano che sarebbe poi incaricato di di distribuire capitali, investimenti nei settori specifici giudicati di maggiore interesse interesse nazionale. Bisognerà vedere se questi accordi per un verso terranno, Guido, perché io ho guardato lo storico, questi colossali impegni di investimento, in particolare con i paesi del Golfo, spesso hanno reso un decimo di quello che che si sono che che del rispetto all’impegno originario. Vedremo se il Giappone investirà, mi pare, 500 miliardi di dollari a promesso di investire. Allora, Sì. Ti ricordi nell’ultima visita in Arabia Saudita si è parlato, l’obiettivo era, non mi ricordo se era 500 miliardi di dollari in 10 anni, acquisti straordinari e diamo di di ogni risorsa tecnologica più acquisti di armi. E questo, insomma, il problema strutturale, Giacomo, noi lo conosciamo, è il fatto che gli Stati Uniti hanno una bilancia commerciale che, diciamo, è in disavanzo dal dal 1971 e di volta in volta, periodicamente, io dico con cadenza decennale, si cerca di trovare una maniera per poter riequilibrare, ma questo riequilibrio non c’è mai stato e dipende proprio dalla struttura economica. degli Stati Uniti che decisero a periodo degli anni 80 di deindustrializzarsi. D’altra parte, quando il presidente Trump, non solo lui, si lamenta del fatto che eh gli Stati Uniti dipendono per fortemente per le importazioni in dal Canada piuttosto che dal eh dal Messico e trascura il fatto che tutto gli insediamenti di industrie americane ai bordi del della frontiera con il il Messico, quindi parlo al sud dal Texas alla California, no? E sono tutte imprese americane che sono andate lì perché il costo del lavoro era più basso, la stessa cosa alla alla frontiera con il Canada e praticamente c’è una una frontiera del Canada con gli Stati Uniti che è una frontiera molto ricca ma che si fonda sulla produzione di merci che sono destinate ad essere esportata negli Stati Uniti. >> Sì, sì. Il problema è sempre quello, Guido, lo sappiamo, essere importatori di ultima istanza porta una devastazione del tessuto produttivo interno e una devastazione del tessuto produttivo interno rende insostenibile l’egemonia a lungo andare semplicemente. >> Di fatto questo Guido è quello che tu hai sempre sostenuto anche nei tuoi nei tuoi iscritti, cioè che il fatto che da un punto di vista economico i vincitori della guerra fredda non sono gli Stati Uniti, sono soprattutto il Giappone e la Germania. Ma sì, ma guarda questo diciamo che questo è il vero paradosso, no, di cui magari parlavamo qualche qualche giorno fa è il se andiamo a vedere chi sono stati i grandi sconfitti della seconda guerra mondiale, allora il primo grande sconfitto era il Giappone, no? le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, no, che consentirono nel terminare la guerra senza ulteriori spargimenti di sangue. un paese che dovette rinunciare assolutamente ad avere l’esercito, tant’è che si forma che si oggi è individuata anche nella nella Costituzione giapponese come forza di autodifesa e insomma il Giappone è stato sempre una spina del fianco per l’economia americana, tant’è che è stato il primo paese ad essere oggetto di dazzi sin dai tempi di Regan, che c’era la guerra dei chip, le i dazzi sulle le motociclette giapponesi e così via. altro paese, appunto, eh sconfitto eh doveva essere teoricamente la la la Cina, ma in realtà la Cina e è quella che è stato sconfitto è la Cina, la Repubblica di Cina, di Chanek che è dovuto riparare nel 49 a Taiwan e quindi in realtà il il quello che doveva essere sconfitto, quindi il comunismo cinese è in realtà oggi il vero antagonista rispetto alla economia americana dal punto di vista delle dinamiche globali. Altro paese sconfitto era la Germania. Ora, per la Germania la situazione è molto molto curiosa perché fino a che esisteva il marco eh tedesco e c’erano eh truppe di occupazione americane per molto consistenti sul territorio tedesco, parlo di prima della riunificazione, quindi la Repubblica Federale Tedesca era, insomma la frontiera del mondo, fra virgolette libero nei confronti del mondo, fra virgolette comunista. E allora in quel caso effettivamente gli Stati Uniti riuscivano con le cattive piuttosto che con le buone a far rivalutare il marco che era sempre strutturalmente inattivo rispetto agli Stati Uniti. questo meccanismo di di diciamo di rivalutazione obbligata del del Marco non si ebbe, diciamo, in alcune circostanze praticamente a ridosso della riunificazione tedesca perché appunto il il cancelliere Col si rifiutò di fare da locomotiva per l’Europa e diciamo riequilibrare i conti reflazionando l’economia tedesca perché voleva tenere i suoi soldi in tasca per affrontare il costo della della riunificazione. Il paradosso della Germania è che nel in tutto il periodo, diciamo, che va dalla riunificazione, quindi dal 91 fino all’ingresso del della Germania, entrata in circolazione dell’euro del 2001 e la Germania è stata un soggetto che internazionale che acquisiva capitali dall’estero per affrontare il la ricostruzione dei Lender orientali. Esatto. >> Dal 2001, da quando c è appunto entrata in circolazione la l’euro è quello il momento in cui la Germania comincia ad accumulare degli attivi commerciali prima diciamo all’interno e accumulando attivi nei confronti dei paesi dell’Eurozona e poi dopo la crisi del 2011-2012 sul diciamo sull’area internazionale perch Perché le economie europee che erano state bloccate dal fiscal compact non assorbivano il surplus commerciale della della Germania. E la politica fatta dal presidente, dal governatore Draghi di mettere euro per evitare la deflazione ha fatto indebolire l’euro, proprio tutta questa quantità di euro che venivano messi comprando titoli del debito dei paesi dell’eurozzona e tutti, diciamo, investimenti che poi sono andati all’estero. Quindi l’indebolimento dell’euro che c’è stata a seguito della crisi del 2011 e 2012 e in più la politica di emissione e di liquidità che ha indepolito l’euro nei confronti delle altre valute hanno consentito la Germania di cominciare ad accumulare attivi commerciali rispetto a tutto il resto del mondo, soprattutto nei confronti della degli Stati Uniti, che era la questione di cui si lamentava Trump già nel G7 del di Taormina del 2017. Quindi il la debolezza del dell’euro è stato un modo attraverso cui la Germania è riuscita ad accumulare ancora ulteriori avanzi commerciali. prima, quindi dal dal 2001 fino al 2012, tutta avanzi interni all’Eurozona, da quel momento in poi tutti degli avanzi sull’estero. E il paradosso è che la Germania ha accumulato una posizione finanziaria netta, attiva verso l’estero e di 3000 miliardi di euro, insomma, più o meno in dollari la somma è la stessa che è quella che il Giappone invece ha accumulato in in 40 anni, cioè la velocità con cui la Germania ha accumulato questo attivo è impressionante. è stata dovuta proprio alla gabbia dell’euro che impediva la svalutazione delle altre eh valute europee e poi appunto questa debolezza dell’euro nei confronti del dollaro e delle altre valute che consentito alla Germania di di prosperare e di accumulare. >> Sì, come cambia il mondo, Guido, adesso la Germania e la Giappone devono riarmarsi dopo 80 anni. Io non io penso che il discorso del riarmo sia un strumentale perché, come si suole dire non si esce da un’orbita geopolitica se non attraverso una guerra. Ora questo cosa vuol dire? che effettivamente l’ordine dialta, l’ordine determinato alla fine della seconda guerra mondiale è un ordine che vede oggi gli Stati Uniti non più in grado di finanziare praticamente guerre dappertutto, anche da ultimo il conflitto in Ucraina, quindi il presidente Trump lo dice praticamente ogni ogni settimana che questa è una guerra che gli Stati Uniti hanno hanno pagato, hanno finanziato, probabilmente potrebbe ricordarsi di 20 anni di occupazione del dell’Afghanistan. Ecco, secondo me in questo momento noi stiamo vivendo il il paradosso di Brezzinski che avrebbe voluto trasformare l’Afghanistan in Vietnam e per l’Unione Sovietica e in realtà è stato un Vietnam per l’America perché insomma nel penultimo anno della presidenza di Biden si sono ritirati a Ferragosto e hanno lasciato il l’Afghanistan agli stessi talibani, anzi ai nipoti Poti dei talibani che erano stati finanziati proprio durante l’amministrazione Carter per, come sosteneva Brezzinski, per incastrare il regime sovietico che era andato in in Afghanistan a Kabul per sostenere il regime filo russo e comunista del afghano. Quindi, praticamente, e questo questo periodo storico, secondo me devastante che è stato quello realizzato dalla ideologia di di Brezziski si sta concludendo. un caso poi che Brezziski sia naturalizzato americano, ma di origini polacche e la Polonia e come io ho scritto insomma è un po’ il il lo snodo del cambio di paradigma a partire dal 78 perché c’è il il Papa Polacco, c’è l’uso di di Beh, per la prima volta nel 78 e quello che era l’equilibrio di Ialta, quindi ognuno si fa i fatti suoi nella sua area di influenza. Per cui quello che succede in Italia è, diciamo, come dire, di pertinenza americana, quello che succede in Grecia è di pertinenza americana, quello che succede in Portogallo è di pertinenza americana, quello che succede invece a partire dall’Ungheria del 56, proseguire dalla dalla Cecoslovacchia del 68 fino ad arrivare e là è il momento di interruzione in cui ognuno si fa i fatti suoi. È vero che c’è, diciamo, un generale polacco che cerca di evitare l’arrivo dei carrierarmati russi, ma c’è un fortissimo sostegno che passa attraverso l’Italia, attenzione, passa attraverso lo York, passa attraverso tanti canali, insomma il il >> Banco Ambrosiano, >> ecco, Banco Ambrosiano, quindi l’Italia con il Vaticano, ma non solo, è, diciamo, è stato un punto di snodo di questo cambio di paradigma, per cui eh con la presidenza americana di di NX e di eh >> di Rean, di Rean, diciamo, si interviene sugli equilibri interni della Polonia e, diciamo, si fa eh si usa la Polonia come leva per fare crollare il sistema che era l’URS, no? Quindi la difficoltà del della Polonia innesta dei meccanismi per poi per poi arrivare alla al crollo del muro di Berlino. Cioè, sono stati processi molto molto lunghi e il papa polacco è del 78 e bisogna arrivare all’89 per arrivare alla alla caduta del muro Berlino, al 91 per arrivare alla riunificazione tedesca. Ecco, quello che mi sembra un po’ curioso della nostra epoca è il fatto che noi abbiamo dei dati puntuali di tutti i fenomeni eh giornalieri, ma abbiamo perso quelle che sono le linee di dinamica, diciamo, nel corso degli anni. tu dicevi, cioè questo paradosso della del riarmo giapponese e del riarmo tedesco. insomma l’atto finale che riguarda appunto l’asenso delle delle potenze occupanti del del della Germania e quindi Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Russia e che appunto danno danno il via libera riunificazione tedesca essere chiaro sul fatto che la la Germania ha un impegno imperituro, come dire, a mantenere la pace e quindi a non armarsi per, diciamo, contrastare. Ecco, allora quando si dice che cosa cosa cos’è la storia, allora per poter uscire da quel vincolo geopolitico di neutralità o comunque schieramento nell’ambito della NATO, ma senza riarmarsi, viene meno per via del conflitto in Ucraina. Il conflitto in Ucraina praticamente riapre, come fu, insomma, in altri casi per la Polonia nel nel 39 e il conflitto e la risistemazione dei degli equilibri europei. Insomma, si sta usando l’Ucraina come si usò la Polonia il 39. >> Esatto. Stessa cosa, identica cosa. Vedremo poi se arriveranno, ci stanno arrivando alle estreme conseguenze con la confisca dei beni russi. a questo punto, >> ecco, ma volevo sempre su questo aspetto e quando c’è la la sistemazione dopo la prima guerra mondiale dei territori tedeschi i compresa danzica, città tedesca, no? e vengono acquisiti e vengono dati alla Polonia per, diciamo, e quindi c’è tutto un aspetto, diciamo, eh come dire storico. la stessa cosa quello che sta succedendo in Ucraina, dei territori storicamente, diciamo, russofoni o russofili sono stati, diciamo, mantenuti in un ambito, diciamo, ura che era, diciamo, una parte di un assetto dell’URS cui sostanzialmente, al di là delle grandi autonomie che avevano gli Stati nell’ambito della dell’Unione Sovietica, era sostanzialmente mente non monolite, ecco, nel momento in cui una parte si la stessa la stessa Crimea che viene attribuita alla Ucraina nel 53 e qua c’è poi tutta una storia molto molto divertente su quello che è il comportamento dei uraini al potere durante la la Russia la Russia sovietica. E noi abbiamo parlato qualche volta, appunto, della riforma monetaria di Grusov uino, che è stata devastante e insomma probabilmente oggi sarebbe il caso di andare a a rimettere ordine in tutto questo questo flusso di dati che hanno cambiato il panorama europeo in 50 anni. Senza ombra di dubbio, Guido. Perfetto, siamo siamo in conclusione. Vi ricordo che questo canale si regge unicamente sulle mie forze. Invito pertanto a prendere in considerazione la possibilità di sostenerlo quello riteniate che il mio lavoro lo meriti. Trovate in descrizione in coda al filmato tutti i dati per procedere in tal senso insieme ai riferimenti per iscrivervi al mio sito www.contesta.net, al mio canale Telegram, alla mia pagina Facebook e la mia newsletter www.giacomogabellini.com. Guido, sempre un grandissimo piacere. Piacere mio. Guarda, io vedo lavori in modo, come dire frenetico, perché effettivamente hai un ritmo di produzione, dovresti avere non so quante quante medicine di assistenti per fare penso che tu faccia quasi da solo o sbaglio?

Dalle “voci di corridoio” circolate negli ultimi giorni si evince che, durante la riunione del prossimo 18-19 dicembre, il consiglio direttivo della Bank of Japan dovrebbe disporre all’unanimità un innalzamento del tasso di interesse. Qualora la stretta dovesse attestarsi a un quarto di punto percentuale, il tasso toccherebbe quota 0,75% per la prima volta in trent’anni. Stando a quanto dichiarato dalle autorità giapponesi, non si tratterebbe di una decisione isolata, ma del primo passo di una tendenza strutturale, che dovrebbe portare il tasso di interesse a livelli stabilmente più elevati. Il cambio di paradigma messo in cantiere dalla Bank of Japan nasce dall’esigenza di porre un freno all’inflazione, oscillante attorno alla soglia del 3%, e va a combinarsi con il pacchetto di stimoli da 135 miliardi di dollari (21,3 trilioni di yen) varato dal governo guidato dalla premier Sanae Takaichi. Nell’immediato, il programma ultra-espansivo annunciato dal governo di Tokyo ha prodotto un significativo rialzo dei rendimenti dei titoli giapponesi a dieci anni, innescando una fuga dalle criptovalute. Ma soprattutto, la ritrovata redditività dei titoli nipponici disincentiva il carry trade che per decenni ha visto fondi speculativi e banche approvvigionarsi di liquidità a buon mercato in Giappone e convertirla in dollari per investire in larga parte in immobili, azioni e titoli di Stato statunitensi, oltre che in criptovalute, obbligazioni dei Paesi emergenti, ecc. Il nuovo corso favorisce il rimpatrio dei capitali, sotto forma di liquidazione di almeno parte degli oltre 3,5 trilioni di attivi esteri di cui è titolare il Giappone. Tra cui, forse, una quota più o meno ragguardevole dei quasi 1,2 trilioni di Buoni del Tesoro statunitensi. La crescita strutturale dei rendimenti dei titoli giapponesi tende in altri termini a sottrarre una fonte di assorbimento chiave delle obbligazioni statunitensi, nel pieno di una congiuntura caratterizzata da un incremento forsennato delle emissioni da parte del Dipartimento del Tesoro e da un abbassamento del tasso di interesse da parte della Federal Reserve. Ne parliamo assieme a Guido Salerno Aletta, giornalista, saggista, collaboratore di «Milano Finanza» e «Money» ed ex vicepresidente di Telecom Argentina con all’attivo incarichi istituzionali di rilievo a Palazzo Chigi e al Ministero delle Comunicazioni.

FONTI
https://www.japantimes.co.jp/business/2025/12/12/economy/boj-to-hike-rates/
https://www.reuters.com/world/asia-pacific/boj-hike-rates-075-dec-10-by-next-sept-majority-economists-say-2025-12-11/
https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20251121_B2/
https://eastasiaforum.org/2025/10/25/japans-rearmament-reshapes-security-in-southeast-asia/
https://theconversation.com/japans-shifting-memory-of-the-second-world-war-is-raising-fears-of-renewed-militarism-262809
https://www.wsj.com/finance/currencies/it-was-supposed-to-be-cryptos-year-then-came-the-crash-34559401
https://www.cnbc.com/2025/12/10/fed-interest-rate-decision-december-2025-.html

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8 Comments

  1. Mi manca il colonnello J.Baud… grande esperto e simpatica persona… Se hai novità ce le faresti avere? Grazie Giacomo e buon lavoro…