Bombardamento israeliano in Libano 🗞️ Rassegna del 20/09/2024

Conduce: Mario Rossomando

19 Comments

  1. Esplicito meglio le mie considerazioni in chat durante la live.
    L'azione di cyberwarfare (anche se ottenuta con la manipolazione dei device in fase di produzione rientra nella categoria) compiuta, presumibilmente, da Israele costituisce un fatto nuovo in questo tipo di guerra. Perché colpisce migliaia di persone (tra bersagli diretti e vittime collaterali) nello stesso momento, in luoghi lontani da un fronte di guerra, in contesti di vita civile, in un ambito geografico ampio e senza alcun possibile controllo sull'entità dei danni e delle vittime collaterali.
    Azioni del genere non rientrano certo nella guerra a cui si è cercato di dare un qualche perimetro giuridico (su ciò che sia un crimine e non) attraverso la convenzione di Ginevra e altri accordi nell'ambito del diritto internazionale.

    Dove ricade allora? In una fascia molto grigia che, almeno in parte, si colloca tra la strage e l'atto terroristico. Anche se l'operazione fosse stata superchirurgica e avesse fatto vittime esclusivamente tra i militanti di Hezbollah avrebbe avuto comunque risvolti terroristici, se non altro per le conseguenze che una paura generalizzata, nella popolazione civile, dell'utilizzo di strumenti elettronici comuni e vitali, come un telefono, possono provocare (pensiamo solo al ritardato soccorso di una persona che sta avendo un infarto perché ho lasciato il telefono a casa perché, pur essendo un civile che non c'entra nulla con Hezbollah, ho paura di usarlo dopo aver letto le notizie dell'attacco).
    Sono queste le conseguenze (e altre ancora) che, a mio avviso, non sono state calcolate dagli israeliani e vanno ben oltre l'attacco. C'è una ragione se nel mondo gli attacchi di cyberwarfare non sono così pesanti come potrebbero essere e il motivo non è solo di preparazione tecnologica, ma del fatto che superare la linea rossa su un tipo di "condotta di guerra" non prevedibile, che può fare danni ingenti, ma poco controllabili, e che costa relativamente poco ed è alla portata di tutti gli stati, apre scenari complessi e difficili da gestire. Anche perché colpisce la struttura e l'organizzazione di una società, non primariamente un esercito.

    Non si tratta di parteggiare per l'uno o per l'altro. Per quanto mi riguarda Hamas ed Hezbollah sono organizzazioni terroristiche, non partigiani. Ma quando uno stato – ed Israele sta già operando oltre il limite con la campagna di Gaza – si infila nella strada del terrore e alza ulteriormente l'asticella (già alzata da tanti altri in precedenza, oltre a Israele, inclusi i fondamentalisti islamici, gli USA, la Cina, ma anche la campionessa della guerra liminale, la Federazione Russa per citare solo i maggiori) aprendo scenari da romanzo cyberpunk …ecco due riflessioni se le dovrebbero fare tutti e toccano anche noi che pure non viviamo in quel contesto.
    Ringrazio Mario Rossomando per la segnalazione del film Munich. Non l'ho visto, ho letto la trama e lo vedrò perché ad andare per quella strada c'è il rischio di diventare un po' tutti gli Avner Kaufmann della situazione e arrivare al punto che i limiti si sfumano e si annullano in una maniera davvero pericolosa

  2. Ma ci stai facendo una lezione sul controspionaggio israeliano? Non serve, gli israeliani sanno badare ai cazzi propri… e con buoni risultati.

  3. Niente di più bello dei caccia israeliani che bombardano le postazioni hezbollah mentre il loro leader spara le solite invettive contro Israele.
    Quelle capre fasciocomuniste islamiche sono una sciagura per il Libano